Trasporto pubblico, l’opposizione metropolitana boccia il piano: «Meno chilometri e più costi, così le aree interne restano isolate»

I consiglieri del centrodestra contestano il nuovo assetto del servizio extraurbano che dovrebbe entrare in vigore nei prossimi giorni: «Tetto di 7,3 milioni di chilometri contro oltre 9,3 milioni erogati nel 2025». Nel mirino anche l’aumento dei contributi richiesti ai Comuni e il confronto con Palazzo Doria Spinola

Un piano giudicato «irricevibile», perché metterebbe insieme una riduzione del servizio di trasporto pubblico e un aumento dei costi a carico dei Comuni della Città Metropolitana di Genova. È la dura presa di posizione dei consiglieri metropolitani di opposizione Carlo Gandolfo, Giuseppe Pastine, Fabrizio Podestà, Andrea Rossi, Flavia Pastorino, Albino Armanino, Elisabetta Ricci, Laura Repetto e Vincenzo Falcone sul nuovo assetto dell’Azienda Mobilità e Trasporti.

Il documento presentato dal vicesindaco metropolitano Simone Franceschi, sostengono i consiglieri, avrebbe suscitato forti perplessità anche tra i sindaci dei Comuni coinvolti. L’opposizione attacca inoltre la sindaca metropolitana Silvia Salis, assente agli incontri, accusandola di non essersi confrontata direttamente con gli amministratori locali su una riorganizzazione destinata a entrare in vigore nel giro di pochi giorni.

Il nodo principale riguarda i chilometri di servizio previsti per il trasporto extraurbano. Secondo i dati riportati dall’opposizione, nel 2025 sarebbero stati erogati 9,366 milioni di chilometri, ai quali andrebbero aggiunti circa 836mila chilometri relativi a servizi esterni al contratto e altri 149mila riferiti alla ferrovia Genova-Casella.
Una quantità complessiva già superiore ai 7,6 milioni di chilometri previsti dal contratto di servizio e che, osservano i consiglieri, dimostrerebbe come quella dotazione fosse già insufficiente rispetto alle necessità effettive del territorio.
Nel nuovo scenario illustrato ai Comuni, invece, il tetto massimo sarebbe fissato a circa 7,3 milioni di chilometri.
È proprio questo passaggio ad alimentare le maggiori preoccupazioni. L’opposizione chiede infatti che venga chiarito che cosa accadrà ai servizi aggiuntivi garantiti fino a oggi e quale sarà il futuro della Genova-Casella. Secondo i consiglieri, inoltre, alcuni numeri illustrati durante gli incontri di questi giorni non coinciderebbero con quelli contenuti nel piano industriale di risanamento approvato nel maggio 2026 dal Consiglio comunale di Genova e dal Consiglio metropolitano.
Il timore è che la riduzione finisca per colpire soprattutto studenti, pendolari e residenti dei territori più lontani dal capoluogo, dove il trasporto pubblico su gomma rappresenta spesso l’unica alternativa concreta all’auto privata.
«Un danno enorme non soltanto per studenti e pendolari, ma per interi territori già penalizzati dalla loro posizione geografica», sostengono i consiglieri metropolitani. Le aree interne, sottolineano, sarebbero quelle maggiormente esposte alle conseguenze di eventuali tagli perché dispongono di meno alternative e hanno collegamenti spesso indispensabili per raggiungere scuole, luoghi di lavoro, ospedali e servizi.
A rendere il quadro ancora più problematico, secondo l’opposizione, sarebbe la richiesta rivolta agli stessi Comuni di aumentare il contributo economico destinato al trasporto pubblico.
Per i consiglieri si creerebbe così un meccanismo difficilmente sostenibile: amministrazioni locali chiamate a versare più risorse ricevendo contemporaneamente un servizio ridotto. «Si scarica tutto il peso sui Comuni», è l’accusa, con conseguenze che potrebbero diventare particolarmente pesanti per i centri dell’entroterra e per chi non dispone di un mezzo privato.
L’opposizione critica infine anche il metodo seguito nella presentazione del piano. I sindaci, secondo quanto riferito dai consiglieri, avrebbero percepito durante i due giorni di incontri una forte distanza rispetto ai vertici istituzionali e aziendali.
Nel mirino finiscono l’assenza della sindaca metropolitana Silvia Salis e quella del presidente dell’Azienda Mobilità e Trasporti agli incontri con gli amministratori, che avrebbero invece dovuto confrontarsi con un impianto considerato nei fatti già definito.
Per Carlo Gandolfo, Giuseppe Pastine, Fabrizio Podestà, Andrea Rossi, Flavia Pastorino, Albino Armanino, Elisabetta Ricci, Laura Repetto e Vincenzo Falcone il risultato rischia quindi di essere una riorganizzazione particolarmente pesante per i piccoli Comuni: meno servizio, maggiori contributi richiesti alle amministrazioni e il pericolo di ampliare ulteriormente quello che definiscono un vero e proprio “deficit di mobilità” nelle aree interne della Città Metropolitana.
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